How we did it. Dall'idea al libro. | CREATIVE SHARING™
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"ognuno sogna i sogni che si merita".

How we did it. Dall’idea al libro.

Non è solo la parafrasi del titolo del libro in cui Gene Wilder scopre come suo nonno Victor Frankenstein è riuscito a dare vita alla materia morta, potrebbe essere anche il titolo (magari con un We al posto dell’I) di come abbiamo scritto Il Codice Creativo. Quanto a difficoltà dell’impresa siamo lì.

Quando si comincia un progetto è buona norma avere almeno un obiettivo e il progetto, di solito, illustra proprio la strada per raggiungere l’obiettivo. Noi abbiamo perfezionato il modello. Sapevamo che volevamo fare un libro, ma che fosse un poema in versi o un hard boiled alla Mickey Spillane era materia di discussione. Concettualmente avevamo un’idea precisa sul fatto che il nostro libro dovesse raccontare come lavoriamo quando affrontiamo un progetto complesso, ma dal punto di vista formale era quasi tutto quello che sapevamo, il che – ne converrete – è un po’ vago: come dire che volevamo scrivere una storia d’amore, ma capire se fosse Anna Karenina o Tre metri sopra il cielo era al di là delle nostre possibilità.

In ogni caso, le cose si sono svolte all’incirca così.

Per il primo mese ci siamo seduti a turno l’uno nell’ufficio dell’altro (a volte in quello di Sandro, a volte in quello di Fabrizio, altre volte nel mio), ci guardavamo negli occhi e ci dicevamo: Come lo scriviamo?

Il secondo mese è stato uguale al primo.

Il terzo mese alla domanda abbiamo risposto con un “Eeehhh…” e qualche volta anche con “Maa… secondo me…”.

Il quarto mese, avevamo ben chiaro quello che non volevamo fare: una trattazione più o meno scientifica, né tanto meno uno di quegli articoli che affollano le pagine delle riviste di comunicazione. Cercavamo qualcosa che oltre ai concetti, potesse anche comunicare delle emozioni; qualcosa che mettesse insieme rigore concettuale e piacevolezza; qualcosa che potesse essere letto con lo stesso interesse dagli addetti ai lavori e da chi si interessa anche non professionalmente alla comunicazione.

I mesi in cui non avevamo scritto una riga però non erano passati invano. Come una torta a lunga lievitazione alcuni concetti erano magicamente maturati. Per esempio, Sandro era riuscito a far capire ad Andrea cosa fossero i big data, impresa non delle meno significative, e in un paio di casi anche che cosa ci si potesse fare. Non appena acquisito il concetto, Andrea ha cominciato a bullarsi infilandolo a capocchia in ogni discorso, che si parlasse di nuove frontiere della domotica o del teatro barocco del Settecento francese.

Poi, un giorno, nessuno ricorda più come fu, qualcuno tirò fuori l’idea del sogno. Forse fu Fabrizio, che avendo l’ufficio meglio riscaldato dell’agenzia, spesso ospitava lunghi bivacchi creativi. Forse fu Sandro o forse fu Andrea. Non lo sapremo mai. Fatto sta che all’origine di tutto fu Totti, il Capitano, che ebbe l’idea di farsi un selfie sotto la tribuna dell’olimpico in festa per un suo goal. Questo fatto diede la stura a un lungo discorso di Sandro che mangiandosi un numero indefinito ma altissimo di parole spiegò all’attonita platea (Andrea e Fabrizio) come quello che in fondo era solo il duecentesimo e passa goal del Capitano, peraltro del tutto ininfluente dal punto di vista della classifica, attraverso centinaia di migliaia di retweet fosse diventato un clamoroso evento crossmediale. Le cronache non riportano chi lo disse, ma qualcuno espresse il concetto che per capire davvero il suddetto ragionamento sarebbe stato necessario che il Capitano venisse in sogno a spiegarlo di persona. Ecco. Era stato detto. Il sogno. Il sogno era la chiave.

E così, di sogno in sogno, di idea in idea, con la pazienza di Sandro di tradurre ad Andrea quei due o trecento aspetti dei big data che gli sfuggivano e la regia di Fabrizio che impediva le derive troppo pindariche o troppo marketting oriented si è giunti alla trama del libro il codice creativo: un planner che in vista di una megapresentazione per cui si sente un poco inadeguato, trascorre una notte di passione – roba che quella dell’Innominato era a malapena un pisolino agitato – durante la quale gli vengono in sogno Platone, Mrs Hudson, Kant, Jung, Jane Austen e Raffaello Sanzio, oltre al Capitano, ca va sans dire, i quali gli rivelano la mistica tecnica che va sotto il nome di Creative Sharing™.

Questa, in breve, la storia di come è stato scritto il Codice Creativo. Per saperne di più vi toccherà leggere il libro: si trova gratis sul sito creativesharing.it o in vendita nelle librerie Arion di Roma e Open di Milano.

Sandro Volpe
sandro.volpe@kleinrusso.it
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